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Mensile di formazione liturgica e Informazione
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Per
un servizio
di consolazione e speranza |
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Giusto
un anno fa (novembre 2007) veniva pubblicato il sussidio pastorale
«Proclamiamo la tua risurrezione» per affiancare il rito
delle esequie. Come è già stato scritto in questa rivista in una
prima presentazione (cf La Vita in Cristo e nella Chiesa n
5/2008, pp 42-43), questo testo offre suggerimenti pastorali e anche
nuovi testi per accompagnare con la preghiera i momenti più
significativi che precedono o seguono il rito esequiale: il momento
della morte, la visita alla famiglia del defunto, la preghiera
presso il defunto, la veglia di preghiera in casa o in chiesa, la
chiusura della bara, il momento della sepoltura e infine preghiere
appropriate in caso di cremazione del corpo. |
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Alla riscoperta del sacerdozio battesimale
Oltre ai testi eucologici, che cercano di offrire
un esempio di linguaggio più vicino alla sensibilità attuale, il
sussidio si pone anche come strumento di formazione liturgica per i
cristiani laici che, per ovvie ragioni, sono, e lo saranno sempre più,
chiamati a esercitare il loro sacerdozio battesimale in tante
circostanze e in particolare in occasione della morte. In molti luoghi
dell’America Latina e anche in Europa, particolarmente in Francia, già
oggi i laici sono chiamati a presiedere molti dei riti esequiali,
laddove da tempo non è possibile la presenza di un ministro ordinato.
Del resto già le Premesse al rito delle esequie (1973) così
scrivevano con lungimiranza: «Le esequie senza la Messa possono
essere celebrate dal diacono. Se la necessità pastorale lo esige, la
Conferenza episcopale può, con il consenso della Sede Apostolica,
designare anche un laico. In mancanza del sacerdote o del diacono, è
bene che nelle esequie del primo tipo [cioè con tre soste: nella casa
del defunto, in chiesa e al cimitero. N.d.R.] le stazioni nella casa
del defunto e al cimitero siano guidate da laici; la stessa cosa in
genere è bene fare per la veglia nella casa del defunto» (RE 19).
Il sussidio intende dare una risposta precisa a tale norma. Per questo
esso tiene particolarmente presente quella ministerialità laica che è
chiamata a manifestare la dimensione sacerdotale di tutta la comunità
dei battezzati. Un lungo periodo storico di accentuata
clericalizzazione della liturgia ha oscurato la dimensione laica del
sacerdozio cristiano. Per questo oggi i laici stentano a trovare una
loro giusta e corretta collocazione all’interno della celebrazione
liturgica. Persiste una forte tendenza a clericalizzare questa
ministerialità che affonda le sue radici nel Battesimo. È sempre
presente il rischio di ridurre i ministeri istituiti o di fatto a
«chierichetti», cioè a semplice supplenza dei chierici. |
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Una comunità tutta ministeriale
Mai come di fronte alla morte si sente il bisogno
della luce e del conforto della fede e della speranza cristiana. Nella
confusione interiore ed esteriore che circonda l’evento della morte,
se non è presente il ministro ordinato, il sussidio offre ai familiari
alcuni testi di preghiera per illuminare questo tragico momento.
Sovente la visita alla famiglia da parte di familiari, amici e
conoscenti, anche in contesti molto cristiani, si riduce al
pronunciamento di luoghi comuni senza alcun spazio alla preghiera.
Anche per questa circostanza il sussidio offre testi biblici e
preghiere per dare un’autentica dimensione cristiana a questa visita.
«Padre, siamo venuti in questa casa per testimoniare la nostra
vicinanza a questa famiglia, che è stata duramente provata per la
perdita del caro (della cara) N. Ci hai insegnato, Signore, a portare
gli uni i pesi degli altri; nel tuo nome ci accostiamo al tuo Figlio
perché, nella luce della sua Pasqua, N. sia liberato (a) da ciò che ha
appesantito la sua vita. Asciuga le nostre lacrime con la tua parola
di consolazione. Noi ci affidiamo a te, nostro Padre, perché il tuo
Spirito ci sostenga nel riprendere il cammino che ci attende. Te lo
chiediamo per Cristo nostro Signore» (p 21). Le Premesse a
questo capitolo del sussidio ricordano che «è bene che questo primo
incontro con la famiglia sia compiuto dal parroco o da un altro
sacerdote o diacono della comunità parrocchiale. Dove ciò non è
possibile, è opportuno che vi siano laici preparati e incaricati di
questo ministero di comunione e di consolazione a nome di tutta la
comunità cristiana » (p 14). È ciò che avviene ormai abitualmente
in molte diocesi della Francia. Secondo le diverse tradizioni locali,
familiari e conoscenti sono soliti riunirsi per una veglia di
preghiera che originariamente aveva luogo nella casa del defunto,
attorno alle sue spoglie mortali. In questi ultimi decenni,
specialmente nei centri urbani dove le abitazioni sono condominiali e
la maggior parte dei decessi ha luogo in ospedale, la veglia ha per lo
più luogo in chiesa. Di conseguenza essa è, nella maggior parte dei
casi, guidata da un ministro ordinato, anche se non strettamente
richiesto. Una presenza che non è sempre possibile e che lo sarà
sempre meno. Per questo il sussidio, nel presentare i cinque schemi di
veglia, tiene particolarmente presente la guida da parte di «un
laico a ciò deputato e debitamente preparato». Il materiale
offerto nei cinque schemi è intercambiabile e pertanto richiede un
minimo di preparazione liturgica e di buon senso per una corretta
gestione della preghiera. Un altro momento particolarmente traumatico
per i familiari del defunto è la chiusura della bara con la
conseguente perdita del volto. Il rito delle esequie non prevede
alcuna preghiera. Il sussidio colma questa lacuna offrendo parole che
possano illuminare questo momento con la luce della fede: «Scompare
ai nostri sguardi il volto di N., che abbiamo molto amato e
contemplato negli anni vissuti tra noi. Ora ti cerchiamo, Signore
nostro Dio, perché tu sia sorgente di consolazione e di speranza
nell’amarezza di questo momento. N. goda la visione di te in quella
patria dove non c’è più né pianto né lamento, ma gioia e serenità per
i secoli dei secoli» (p 74). |
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Una ministerialità laica e responsabile
Se nel contesto ecclesiale italiano il rito
esequiale in chiesa è ancora presieduto da un sacerdote o almeno da un
diacono, è sempre più raro che il ministro ordinato possa accompagnare
il defunto al cimitero e pronunciare opportune preghiere al momento
altrettanto traumatico della sepoltura. Ancora una volta il sussidio
sollecita la presenza di laici preparati, magari presenti fra gli
stessi familiari del defunto, che accompagnino con la preghiera
l’eventuale cammino verso il cimitero e soprattutto il momento della
sepoltura o tumulazione. Esclusa la benedizione del sepolcro, il
ministro laico può dirigere la preghiera che prevede opportunamente la
professione di fede e una preghiera dei fedeli che si conclude con il
Padre nostro e un’orazione adatta, scelta fra le tante proposte
secondo la circostanza. Un esempio: «Signore, Dio della vita, tu
che con la potenza del tuo Spirito hai rovesciato la pietra del
sepolcro e hai ridestato il tuo Figlio alla vita senza fine, quando
egli si manifesterà nella gloria, fa’ che insieme al nostro fratello
(alla nostra sorella) N., che oggi deponiamo nella tomba, anche noi
riceviamo la veste candida della vita immortale» (p 105). La
novità del sussidio è particolarmente costituita dalle formule di
preghiera per i funerali in caso di cremazione. Anche in questo caso,
escluso il rito in chiesa con o senza Messa, la preghiera sul luogo
della cremazione come per la deposizione dell’urna è affidata a un
laico, sempre che non possa essere presente un ministro ordinato.
Questo chiaro e insistente riferimento alla ministerialità laica è un
elemento di novità che qualifica tutto il sussidio e ne fa uno
strumento formativo ben oltre l’immediato servizio pastorale. Può
sembrare paradossale, ma è proprio a partire dalle esequie che, grazie
al sussidio, può prendere concretamente l’avvio una ministerialità
laica e responsabile. Una ministerialità che sia espressione di quel
sacerdozio che trova la sua massima espressione nel ministero
ordinato, ma che, pur con ruoli diversi, coinvolge tutti i battezzati.
Tale ministerialità laica, che nel caso delle esequie diventa chiara
espressione di quella comunità cristiana che accompagna uno dei suoi
membri nell’ultimo esodo e che si stringe solidale con gli altri
membri che soffrono e che hanno bisogno di alimentare la loro
speranza, in una comunione di affetti che va oltre la morte e che
attende di essere ricomposta in pienezza nella nuova Gerusalemme del
cielo. Silvano Sirboni
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La
Vita in Cristo e nella Chiesa
Mensile di formazione e informazione liturgica fondato dal Beato
Giacomo Alberione nel 1951
Editrice: Provincia italiana Pie Discepole del Divin Maestro
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