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Mensile di formazione liturgica e Informazione
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Una moltitudine di testimoni
Eb 12,1
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Solennità di Tutti i Santi
1 novembre 2008
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Prima lettura:
Ap 7,2-4.9-14 •
Salmo responsoriale:
Sal 23,1-6
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Seconda lettura:
1 Gv 3,1-3 •
Vangelo:
Mt 5,1-12a
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Chiamati ad essere santi! Giovani nella piana di Montorso - Loreto (AN).
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Breve nota storica |
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Questa
festa è nata in Oriente, verso la fine del IV secolo, terminate le
grandi persecuzioni, come solenne memoria di tutti i martiri.
Originariamente era celebrata nella prima domenica dopo la Pentecoste,
a conclusione del tempo pasquale, per meglio evidenziare la piena
partecipazione dei martiri alla gloria del Risorto. Una festa analoga
era celebrata a Edessa il 13 maggio. È questa data che fu scelta da
papa Bonifacio IV per dedicare il «Pantheon» di Roma a Maria e a tutti
i martiri. Nell’835 Gregorio IV trasferì questa festa al 1° novembre,
sembra per ragioni molto pratiche. Infatti tale ricorrenza, che
richiamava molti pellegrini, nell’autunno inoltrato, permetteva un più
facile vettovagliamento. |
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Interpretare
Vangelo
Le
beatitudini sono la sintesi di tutto l’Evangelo. Le diversità fra il
testo di Matteo e quello di Luca (= Mt colloca Gesù sulla montagna e
Lc in un luogo pianeggiante; in Mt le beatitudini sono otto mentre in
Lc quattro) non devono meravigliare più di tanto. Nessuno dei due
testi intende riportare alla lettera un discorso di Gesù, ma
riassumere le qualità essenziali per essere autentici cristiani e
quindi eredi del regno. Le beatitudini in questa vita non sembrano
evidenti. Anzi, chi è giusto, chi è onesto, chi conduce una vita
limpida e trasparente, senza inganno, rischia la derisione e persino
la persecuzione. Il numero otto delle beatitudini potrebbe essere nel
Vangelo secondo Matteo volutamente simbolico: sintesi di una promessa
che avrà pieno compimento soltanto oltre il tempo e lo spazio, cioè in
quell’ottavo giorno che è espressione simbolica e annuncio
dell’eternità.
Prima lettura e salmo responsoriale Questa pagina
apocalittica (= rivelativa per mezzo di immagini) ci pone di fronte a
uno scenario estremamente ricco e complesso. Nella feroce lotta fra il
bene e il male, che caratterizza tutta la storia di questo mondo, si
apre improvvisamente uno squarcio di cielo per illuminare il senso e
il traguardo di questa battaglia. I beati, che nella nuova Gerusalemme
celebrano l’eterna e festosa liturgia, sono coloro che «hanno
lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello».
Cioè, sono coloro che hanno condiviso la missione e la passione di
Cristo per essere fedeli all’Evangelo di Dio. Il ramo di palma che
essi tengono fra le mani è il simbolo della loro partecipazione a
quella vittoria del Risorto che passa attraverso l’eroica
testimonianza. Il loro numero non solo è costituito dalle dodici tribù
d’Israele elevato al quadrato e moltiplicato per mille (= 144.000;
cioè un numero incalcolabile), ma è seguito da una moltitudine
immensa. Gli eredi del regno appartengono a ogni lingua, popolo e
nazione. La santità supera ogni confine. Il responsorio, che
caratterizza in senso cristiano il salmo 23, porta a identificare
l’assemblea liturgica dei battezzati con la generazione di coloro che
cercano il volto del Signore.
Seconda lettura Nel prologo del suo Vangelo, Giovanni
annuncia che coloro che riconoscono e accolgono il Verbo fatto carne
nella persona di Gesù sono generati «figli di Dio». Nella sua prima
lettera Giovanni ribadisce con forza questa verità, anche se la nostra
partecipazione alla vita di Dio e alla gloria del Risorto saranno
pienamente visibili soltanto alla fine dei tempi, «quando egli si
sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come
egli è». Tale verità, fra le tante contraddizioni di questa vita
terrena, può essere intravista e in parte pregustata soltanto da chi
ama, poiché soltanto chi ama conosce Dio (cf 1 Gv 4, 8).
Annunciare
Il Vangelo secondo Matteo colloca la
proclamazione delle beatitudini «sul monte». Rivolgendosi in
particolare ai giudeo-cristiani l’evangelista intende far comprendere
chiaramente che tali «qualità» non sono opzionali, ma necessarie per
essere cristiani, come lo sono i comandamenti ricevuti sul Sinai per
appartenere al popolo dell’Alleanza.
Insegnare
L’immagine dei beati, che hanno lavato le loro
vesti nel sangue dell’Agnello e che sono stati segnati con il sigillo,
riconduce a due testi biblici. In primo luogo a Es 12,13 (= il sangue
dell’agnello che salva dalla morte i primogeniti degli Ebrei) e poi
alla visione di Ez 9,4 (= il segno del tau sulla fronte che
salva dallo sterminio i fedeli a Dio). Come non vedere un rapporto con
il Battesimo e la Confermazione che aggregano al popolo dei salvati?
Esortare
Le beatitudini, ovvero le qualità fondamentali
che identificano il vero cristiano, in ultima analisi coincidono con
gli atteggiamenti che dovrebbe assumere ogni persona veramente umana e
saggia, rispettosa della propria immagine e somiglianza con Dio. Non
c’è contraddizione fra esigenze umane e messaggio evangelico. La
Parola di Dio è a servizio dell’uomo. La santità è comune vocazione.
Introdurre al mistero
L’assemblea eucaristica nell’ottavo giorno, nel
giorno del Signore, è segno e pegno della nostra partecipazione
all’assemblea dei beati nella Gerusalemme del cielo, nella misura in
cui ciascuno si impegna seriamente per la verità, la giustizia, la
pace, la solidarietà, come ha fatto Gesù. Silvano Sirboni
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Per celebrare
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Una
moltitudine che nessuno poteva contare! Come nella grandiosa liturgia
del cielo per il trionfo dell’Agnello Pastore così è la miriade dei
Santi di ogni razza, lingua, popolo e nazione. Noi stessi abbiamo
conosciuto tanti di questa moltitudine! Essi sono vissuti tra noi e
con noi e abbiamo goduto del loro amore e della loro compagnia.
Proprio per questo oggi ci rechiamo ai cimiteri, luogo di coloro che
dormono, per fare memoria di tante persone care e conosciute, pregare
per la loro pace e chiedere la loro intercessione. I loro corpi
riposano lì in attesa della resurrezione allorché la vittoria del
Signore Gesù sulla morte sarà manifesta e piena. Tutti loro sono i
Santi, i «viventi» in Cristo. Questo ci insegna la fede che rafforza
la nostra speranza. |
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Oggi siamo dunque nella gioia e ci uniamo al cielo e aumenta la gloria
dei Santi e di Maria per la nostra preghiera, mentre celebriamo il
Signore nella sua Pasqua che si è compiuta in loro. Qualora non sia
possibile cantare la bella antifona d’ingresso, proposta dal Messale:
«Rallegriamoci tutti nel Signore in questa solennità di tutti i
Santi: con noi gioiscono gli angeli e lodano il Figlio di Dio»,
intercalata ai versetti del salmo 33/32, il nostro raduno gioioso e
festivo, potrà essere accompagnato dal canto delle litanie dei Santi,
tratte dal Benedizionale (p 1129) o dal rito della Dedicazione
di una Chiesa (cf Pontificale, n 128). Il canto si protrae per
il tempo necessario mentre il sacerdote e i ministri si recano
all’altare, attraversando tutta l’assemblea, incensano l’altare e
raggiungono la sede.
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L’aula liturgica dovrebbe essere tutta parata a festa, con le luci
della dedicazione accese, fiori lungo la navata a «fiorire»
l’assemblea dei Santi che siamo tutti noi, pellegrini sulla terra,
uniti ai fratelli e sorelle del cielo.
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All’offertorio, mentre si prepara la mensa e si avvia la processione
per recare all’altare il pane e il vino, si potranno cantare alcuni
versetti del salmo 34/33 o anche il canto «Come rami d’ulivo» (L.
Deiss, Un Solo Signore, San Paolo). |
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Una particolare sottolineatura può essere data al momento del «Padre
nostro», preghiera dei figli fratelli tra loro.
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Alla comunione, distribuita sotto entrambe le sacre specie, com’è
indicato dallo stesso Messale, è bene riandare al Vangelo e quindi
cantare le beatitudini, con un ritornello semplice che tutti possono
subito memorizzare. Occorre dire che per cantare la Messa (non nella
Messa!) basta leggere tutti i testi del Messale e del Lezionario. Ogni
anno, quando ritorna la stessa festa e persino la stessa domenica, si
cantino gli stessi canti per creare una tradizione e caratterizzare il
giorno festivo con il suo particolare colore. Il criterio «a me piace,
a noi coro piace questo canto», non ha senso. Nella liturgia bisogna
compiere e scegliere ciò che ha senso! E fare tutto con arte, in
maniera semplice e perciò nobile e sublime! In nessun luogo occorre
tanto buon senso, buon gusto e senso della misura come nella liturgia,
per non rischiare di vanificare tutto, per esempio con un canto troppo
lungo o troppo corto, dal contenuto pertinente oppure no. Tale
attenzione va posta necessariamente anche per i gesti e le parole.
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• Dal
mezzogiorno di oggi è possibile acquistare l’Indulgenza plenaria
applicabile ai defunti, una sola volta nel giorno, visitando una
chiesa recitando il Credo e pregando il Padre nostro, l’Ave Maria e il
Gloria secondo le intenzioni del Papa, partecipando all’Eucaristia e
celebrando il sacramento della Riconciliazione almeno nei 15 giorni.
Per otto giorni tale indulgenza è concessa anche per la visita a un
cimitero. L’indulgenza è l’espressione sublime della carità della
Chiesa verso i suoi figli, vivi e defunti. Attingendo al tesoro dei
meriti salvifici di Gesù, di Maria e dei Santi essa, per mandato
divino, condona la pena dei peccati perdonati. C’è un libro liturgico
che spiega tutto ciò: Il Manuale delle Indulgenze.
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Domani è domenica: si
potrebbe fare memoria del Battesimo con il rito della benedizione e
aspersione dell’acqua, poiché il nostro essere Santi e comunione di
Santi, ha origine nel fonte battesimale, dove siamo rinati da acqua e
Spirito Santo. Le parrocchie potranno ricordare i defunti nell’anno e
invitare i familiari a partecipare all’Eucaristia parrocchiale dove,
secondo l’opportunità, saranno tutti nominati. C.C. |
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La
Vita in Cristo e nella Chiesa
Mensile di formazione e informazione liturgica fondato dal Beato
Giacomo Alberione nel 1951
Editrice: Provincia italiana Pie Discepole del Divin Maestro
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