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Mensile di formazione liturgica e Informazione
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Avvento: per celebrare |
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Partecipazione della filiazione divina
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L’Avvento liturgico, celebrazione
dell’Avvento-Nascita, ci prepara, donandocela nel Mistero (=
Sacramento), a quella filiazione divina che apparirà piena
nell’Avvento- Parusia (= ultima venuta, quando «Egli apparirà
nella gloria»).
In altre parole: nella nascita umana del Verbo, di cui si partecipa la
grazia nella celebrazione sacramentale del Mistero, la Chiesa scorge
la fonte della propria santità; in essa si prepara ad attingere
quell’abbondanza di vita che il Verbo porta nel mondo, come pegno
della pienezza completa che un giorno avrà dalla seconda venuta del
Signore.
Prepararsi al Natale, per la Chiesa significa prepararsi a quella
grazia di filiazione, che nel Mistero è anticipo della grazia piena e
totale: il Bambino verso il quale la Chiesa anela è il «Re del secolo
avvenire». Cristo è venuto ma è anche il «Venturo», come dice già
Giovanni il Battista. «Il Venturo sta in mezzo a voi» (cf
Gv 1,26). Il Signore è venuto e sta nella sua Chiesa. Questa non si
pone in attesa di Cristo come se Cristo non fosse venuto; ma nella sua
venuta, già passata, ma presente nel Mistero (= Sacramento), vede
l’immagine della venuta avvenire.
La Chiesa sa infatti di essere salva per la venuta di Cristo
nell’umiltà della carne; ma attende che questa salvezza appaia in
tutta la sua grandezza quando Egli verrà nella gloria.
In conclusione: l’Avvento è preparazione alla nascita di Cristo, non
nel suo aspetto storico, ma come Mistero, ossia partecipazione della
filiazione divina.
L’Avvento però tende decisamente verso la seconda venuta, concepita
come «manifestazione » della grazia della filiazione divina, che oggi
non appare. Ogni Avvento- Nascita ci prepara quindi maggiormente
all’Avvento- Parusia, ricalcando in noi l’immagine del Figlio di Dio.
L’Avvento è il tempo più caratteristico della Chiesa, in quanto sposa
che si prepara, in attesa delle nozze di Cristo: «Lo Spirito e la
sposa dicono: Vieni» (cf S. MARSILI di cui ricordiamo il XXV della
nascita al cielo avvenuta il 27 novembre del 1983, I domenica di
Avvento). |
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Vegliate: I DOMENICA DI AVVENTO (B)
Di questa domenica come delle altre di Avvento
abbiamo detto alle pp 27-42 del numero scorso della nostra rivista
(9/2008).
Richiamiamo alla nostra memoria il brano evangelico: «Gesù dice
ai suoi discepoli: “State attenti, vegliate… vigilate poiché non
sapete quando Egli ritornerà”» (Mc 13,33-37). La vigilanza
diviene dunque una caratteristica dell’essere cristiano, una sorta di
sua identità. Egli è attento perché il Signore che viene, verrà e al
tempo stesso, lungi dal temerne la venuta, la invoca con ardente
preghiera: «… se tu squarciassi i cieli e scendessi!» (cf
prima lettura: Is 63,16- 17.19; 64,1,3-7): «Tu, Signore, sei
nostro padre e noi argilla… nelle tue mani». «Fedele è
Dio!» che ci chiama alla comunione con il Figlio suo (cf
seconda lettura). |
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• La corona di Avvento
Dalla prima domenica, forse ha trovato posto,
nelle chiese e nelle case dei cristiani, un piccolo segno, un aiuto
nel cammino dell’Avvento e nella preparazione al Natale: la corona di
Avvento (cf p 7).
La sua origine va cercata presso le Chiese cristiane del nord Europa,
dove fa buio presto e, nelle case, si accendevano ceri per illuminare.
Forse le radici di questo lucernario, affondano anche in antichi culti
pagani.
Può aver avuto origine pure come imitazione dei riti della festa
ebraica di Chanukka. Questa festa ricorda la Dedicazione
del tempio avvenuta dopo la liberazione dei Maccabei. È festa della
luce della lampada perenne, il cui olio, ritrovato nei cortili del
tempio in una ampolla con il sigillo dell’ultimo sommo sacerdote e
sufficiente solitamente per un solo giorno, non si consumò e bastò per
otto giorni, il tempo di preparare altro olio santo per il candelabro
dinanzi al Santo dei Santi.
La festa della Dedicazione del tempio coincide più o meno con la
preparazione e la festa del Natale cristiano. Le luci di
Chanukka fanno parte della liturgia familiare ebraica: nelle
case viene usato un candelabro bello a otto lumi più uno; questo, il
nono lume, viene detto Shammash (= Servo), resta sempre
acceso e serve per accendere le altre luci, una in più ogni giorno,
quando scende la notte, sino a che sono accesi gli otto lumi e la luce
invade le case.
Dal secolo XVI la corona divenne segno dell’Avvento nelle case dei
cristiani. È costituita da un grande anello di rami sempre verdi,
viene sospesa al soffitto con quattro nastri rossi che la decorano o è
collocata su di un tavolo. Nell’anello sono ancorati 4 ceri anche di
diversa altezza.
La famiglia, di solito la sera, si riunisce attorno alla corona, per
accenderne i ceri. La tradizione suggerisce anche il nome delle
quattro candele:
I - del Profeta;
II - di Betlemme;
III - dei Pastori;
IV - degli Angeli.
L’accensione del cero è accompagnata da un canto o da invocazioni per
la venuta del Signore. |
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Preghiera in famiglia
ACCENSIONE DEI LUMI DELLA CORONA DI AVVENTO
G.
(Guida: papà o mamma); F. (familiari)
G. Il Signore viene!
F. Egli è nostra luce.
Dal Vangelo secondo Giovanni (1,4-5.9.14) «In lui era la
vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle
tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta. Veniva nel mondo la luce
vera, quella che illumina ogni uomo. E il Verbo si fece carne e venne
ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria».
(Uno dei presenti accende una, due, tre o quattro luci)
• Canto
PREGHIERA G. Vieni, Luce vera, tu che illumini ogni uomo.
Rischiara le nostre tenebre, illumina la nostra casa e non avremo più
paura; perché tu, Gesù, sei luce alla nostra vita. Dona anche a noi di
portare la tua luce sulle strade della nostra città.
F. Amen!
Si recita il «Padre nostro».
BENEDIZIONE
G. La luce del Signore risplenda su di noi perché la nostra gioia
sia piena.
Tutti (mentre fanno il segno di croce): Vieni, Signore
Gesù! |
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Preparate la via: II DOMENICA DI AVVENTO (B)
Nella seconda domenica di Avvento, in questo anno
di grazia, ascoltiamo l’inizio del Vangelo di Gesù Cristo, Figlio di
Dio, secondo l’evangelista Marco che presenta subito la figura di
Giovanni, il messaggero annunciato dal profeta Isaia. Egli è
«Voce che grida nel deserto: preparate la strada del Signore…».
Dal suo vestito, lo possiamo riconoscere come l’Elia che doveva venire
a precedere il Messia promesso, il quale battezzerà, immergerà nel
fuoco! Porterà cioè la vera purificazione dai peccati.
Il profeta dell’Avvento, Isaia, ha oggi parole di consolazione per il
popolo e per tutti: dite al cuore di Gerusalemme che è finita la
schiavitù, è scontata l’iniquità! Quale notizia più bella potrebbe
percorrere la terra piena di triboli e spine! Dall’alto di un monte o
delle antenne, occorre gridare la lieta notizia, alzare la voce:
«Il Signore viene con potenza! Ecco il vostro Dio!».
L’Avvento è attesa gioiosa, fa rivivere alla Chiesa ogni anno la gioia
della liberazione avvenuta ma ancora attesa nella sua pienezza. Il
Signore non ritarda ad adempiere le promesse e i cieli nuovi e la
terra nuova stanno venendo.
Nella II settimana di Avvento incontriamo la luminosa Solennità
dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria Madre di Dio. Maria è
modello alla Chiesa nell’ascolto e nell’attesa, è l’ideale che splende
dinanzi alla Chiesa pellegrina sulla terra, sempre confortata dallo
Spirito Santo. C.C.
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La
Vita in Cristo e nella Chiesa
Mensile di formazione e informazione liturgica fondato dal Beato
Giacomo Alberione nel 1951
Editrice: Provincia italiana Pie Discepole del Divin Maestro
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