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MINISTERI
NEL LUTTO

Laici che collaborano alle celebrazioni funebri? Impensabile nella
nostra comunità di campagna: tutti presenti, guai se non c’è il
parroco. Indispensabile nella nostra comunità di periferia urbana: 150
funerali all’anno, guai se non ci sono i laici ad aiutare…
Dietro
la necessità di coinvolgere ministri non ordinati (fedeli laici,
religiosi/e) nella pastorale delle esequie e dell’accompagnamento del
lutto non vi sono soltanto motivazioni pratiche, dovute alla crescente
scarsità del clero e alla conseguente impossibilità per i preti di
fare tutto. Più che una ministerialità clericale da delegare, si
tratta qui di una ministerialità ecclesiale da condividere e
valorizzare, per manifestare il mistero di Cristo e della Chiesa che
accompagna e consola nel tempo del lutto. È necessario il ministero di
alcuni, per dire che tutta la comunità è vicina; è necessario il
ministero presidenziale di uno, per dire - attraverso i gesti
essenziali del rito - che Gesù Cristo è vicino e presente come il
Salvatore.
Équipes per la pastorale dei funerali
L’evento del morire è soggetto negli ultimi tempi a profondi mutamenti
sociali, che rendono la famiglia colpita dal lutto sempre più isolata
e sempre meno preparata a gestire il momento della morte.
A fronte della tendenza ad affidare la gestione del corpo del defunto
e delle pratiche relative alla celebrazione alle imprese di pompe
funebri, cresce il bisogno di un accompagnamento, di una presenza
significativa, di parole e gesti che aiutino a separarsi
progressivamente dal proprio caro defunto, illuminati e consolati
dalla luce della fede.
Da qui l’importanza di riscoprire un ministero antico e quanto mai
attuale: il ministero della consolazione. Si tratta di un vero e
proprio esercizio ministeriale, che richiede una buona disponibilità
di tempo per l’ascolto, una seria formazione teologica per dire le
parole giuste, una certa capacità umana e una sufficiente competenza
nell’accompagnare la preghiera.
Non la si può certamente improvvisare o lasciare in mano a persone
dotate solo di buona volontà, ma con scarse basi teologiche e capacità
pedagogiche. Per questo motivo, da un po’ di anni sono nati in alcune
diocesi europee dei gruppi parrocchiali e delle équipes diocesane
debitamente preparati per affiancare (e a volte sostituire) il
presbitero in questo ambito pastorale così delicato. Spesso ricevono
un particolare incarico direttamente dal vescovo, per accogliere i
familiari al momento del lutto, per animare la veglia funebre in casa
o in parrocchia, per animare il rito delle esequie, per accompagnare
al cimitero, per avviare cammini di accompagnamento nel tempo del
lutto e più in generale per promuovere nella comunità una cultura
cristiana del morire.
La sfida non è solamente quella di una pastorale condivisa, ma quella
di una pastorale organica e globale, che cioè tiene insieme i diversi
momenti del rito e della vita. È quanto suggerisce di fare il
Rituale delle esequie
attualmente in uso (1974), strutturato secondo le diverse tappe che
conducono dal tempo immediatamente successivo alla morte (in casa del
defunto e dei suoi familiari e, sempre più spesso, in ospedale) al
tempo dell’addio (al cimitero o al luogo della cremazione), passando
per il tempo della celebrazione delle esequie cristiane (in chiesa).
Il tempo dell’accoglienza e della veglia funebre
Uno dei primi compiti che può essere affidato alle équipes per la
pastorale dei funerali è quello di curare l’accoglienza dei familiari
al momento del primo contatto con la parrocchia, favorendo là dove è
possibile l’incontro con il pastore della comunità, aiutando nella
preparazione della celebrazione (scelta del rito con la Messa o senza
la Messa, scelta delle letture bibliche, dei canti, di eventuali
preghiere dei fedeli e interventi dei parenti), animando e talvolta
guidando la celebrazione della veglia funebre.
Anche là dove la comunità è abituata a far riferimento esclusivo al
proprio pastore, può essere molto significativa la presenza di una
équipe che collabori nell’accompagnamento e nell’animazione della
preghiera (attraverso le letture bibliche, il canto, la recita del
rosario): poco per volta passerà l’idea che c’è una comunità intera
che accoglie, accompagna e celebra. A questo proposito, il recente
sussidio pastorale della CEI
«Proclamiamo la tua risurrezione»
(2007) offre interessanti schemi per integrare nella struttura di una
liturgia della Parola la tradizionale pratica del rosario, che fa
confluire nella forma della preghiera litanica la varietà dei
sentimenti.
La celebrazione delle esequie
Anche la celebrazione delle esequie non è un compito esclusivamente
riservato al presbitero o al diacono, ma richiede il coinvolgimento
dell’intera comunità cristiana: è il rituale stesso a ricordare a
«tutti gli appartenenti al popolo di Dio che nella celebrazione delle
esequie ognuno ha il suo compito e un ufficio particolare da svolgere»
(16). Sarà la particolare situazione pastorale a suggerire di volta in
volta l’opportunità di personalizzare il rito, contro il rischio
dell’anonimato, o di mantenere un tono discreto e composto, per
controllare eccessi emotivi ed evitare qualsiasi impressione di una
falsa compassione o di panegirici fuori luogo. La collaborazione
dell’équipe può essere al proposito utile, per preparare insieme ai
familiari un breve ricordo del defunto, per valutare l’opportunità di
eventuali testimonianze e il giusto momento nel quale inserirle. Più
importante ancora è la presenza di figure ministeriali che favoriscano
la partecipazione dell’assemblea alla celebrazione, attraverso il
canto e la musica, le preghiere e l’ascolto delle letture, la cura di
quei gesti (il lume acceso al cero pasquale, l’aspersione e
l’incensazione…) che sottolineano la dimensione pasquale della vita
che vince la morte. Quanto alla facoltà di incaricare un fedele laico
per officiare le esequie, essa non spetta in alcun modo al singolo
prete, né al singolo vescovo: è l’intera Conferenza episcopale di una
nazione o di una regione a doversi esprimere su tale possibilità, al
momento esclusa per la Chiesa italiana.
Dopo le esequie
Il sussidio pastorale della CEI sottolinea come sia di fondamentale
importanza che la comunità ecclesiale non tralasci questo momento così
delicato, lasciando sola la famiglia, o delegando ogni cosa ai servizi
di pompe funebri. L’accompagnamento al cimitero, la preghiera al
momento del seppellimento o della tumulazione, la preghiera nei luoghi
della cremazione (in forte aumento in molte regioni italiane): sono
alcuni dei modi attraverso cui la comunità cristiana aiuta a vivere la
morte nella speranza della risurrezione. È un ministero che non
dovrebbe chiudersi con la celebrazione delle esequie, ma che dovrebbe
continuare nel tempo del lutto, affiancando alle tradizionali pratiche
di ricordo dei defunti, nelle Messe della domenica successiva, di
ottava e trigesima, nella commemorazione dei fedeli defunti il 2
novembre…; l’istituzione di nuove modalità di aiuto, come quella dei
gruppi di mutuo aiuto, soprattutto in casi particolarmente delicati
(perdita di un bambino, morte di un giovane…).
Paolo Tomatis

Di grande importanza, nel tempo del lutto, è la veglia funebre.
Nella foto:fedeli in preghiera presso il feretro di d. Oreste Benzi;
chiesa parrocchiale della Risurrezione, Rimini, 2 novembre 2007.
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