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«…
Entrando nel mondo, Cristo dice: “Tu non hai voluto né sacrificio né
offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né
olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: “ecco, io
vengo - poiché di me sta scritto nel rotolo del libro - per fare, o
Dio, la tua volontà»
(Eb
10, 5-7).

Bradi Barth: Magnificat, la vie de la Vierge, Belgio, 1993.
Quando
introduce il primogenito nel mondo, dice: lo adorino tutti gli angeli
di Dio
(Eb 1,6).
«Tu devi celebrare il Natale, onorare Betlemme, prostrarti al presepio
per il quale sei nutrito del Verbo»
(Gregorio di Nazianzo). Betlemme-casa del pane, era circondata da
campi di grano; pare di vedervi la spigolatrice Rut, la moabita
antenata del Messia e di udire i mietitori che San Girolamo, dalla
finestra della sua grotta, udiva cantare i canti di Sion.

VAN
DER
GOES:
Trittico Portinari, Uffizi (Firenze): «L’Adorazione
dei Pastori».
Il
quadro fu commissionato al pittore fiammingo a Bruge da Tommaso
Portinari, agente dei Medici, per l’Ospedale di Santa Maria Nuova a
Firenze, nel 1475. L’Adorazione è come una sacra rappresentazione. Il
Bambino Gesù è adagiato a terra su paglia disposta a raggi luminosi;
Egli è il centro della composizione e la sua luce si irradia tutto
intorno.
Il covone e i fiori che insieme ai rudi pastori sono la parte più
ammirata del quadro, fanno esegesi: il covone, a Betlemme, casa del
pane, racconta che il Dio Bambino è sceso per farsi Pane, nutrimento;
i fiori dal colore bianco, rosso e blu: iris, gigli, garofani,
aquilegie e violette, alludono a Maria e a Gesù, alla gloria, al
dolore, all’abbassamento.
Dal
Vangelo secondo Giovanni
In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era
Dio.
Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di
lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende
nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché
tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il
mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di
Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da
volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi
abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me».
Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità
vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il
Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha
rivelato (Gv 1,1-18).
La Parola si fa Pane
«Leggiamo le sacre Scritture.
Per me i Vangeli sono il corpo di Cristo e le sacre Scritture i suoi
ammaestramenti. Le sue parole “Se
non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue”
(Gv 6,53) si possono capire solo nel mistero, tuttavia le parole della
Scrittura sono veramente corpo di Cristo e il suo sangue è
insegnamento divino (…). Difatti quando ascoltiamo la Parola di Dio,
il Corpo e Sangue di Cristo sono versati nelle nostre orecchie... La
Parola di Dio è un cibo sovrabbondante che ha in sé ogni delizia, come
quando gli ebrei mangiavano la manna, essa prendeva il sapore secondo
il desiderio di ciascuno. Così è per il Corpo di Cristo e per le sue
parole, esse ci forniscono il cibo che vogliamo: chi è santo vi
troverà ristoro, chi è peccatore il tormento. Ti sazia con fiore di
frumento! Non perderne neanche una briciola» (S. GIROLAMO,
Commento al Salmo
147).

L’Evangeliario delle Chiese d’Italia.
Innanzitutto
la terra…
Concimata, arata, preparata ad accogliere il chicco che muore per dare
frutto.
«La storia del pane sulle colline di Langa»
Da un racconto fotografico di Malvina Manera, Alba (Cn)
Sui germogli di grano, la galaverna e la neve dell’inverno.
Diceva Gesù: «Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme sul
terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e
cresce. Come egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente
prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e
quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perchè è
arrivata la mietitura» (Mc 4,26-29).
«Ti rendiamo grazie, Padre nostro, per la vita e la conoscenza che ci
hai rivelato per mezzo di Gesù tuo servo. A te gloria nei secoli. Nel
modo in cui questo pane spezzato era sparso qua e là sopra i colli e
raccolto divenne una sola cosa, così si raccolga la tua Chiesa nel tuo
regno dai confini della terra; perché tua è la gloria e la potenza,
per Gesù Cristo nei secoli» (Didaché
9,3-4).
«Tu, Signore onnipotente, hai creato ogni cosa a gloria del tuo nome;
hai dato agli uomini cibo e bevanda a loro conforto, affinché ti
rendano grazie; ma a noi hai donato un cibo e una bevanda spirituali e
la vita eterna per mezzo del tuo servo. Soprattutto ti rendiamo grazie
perché sei potente. A te gloria nei secoli.
Ricordati, Signore, della tua Chiesa, di preservarla da ogni male e di
renderla perfetta nel tuo amore; santificata, raccoglila dai quattro
venti nel tuo regno che per lei preparasti. Perché tua è la potenza e
la gloria nei secoli» (Didaché
10,3-5).
Nella Sacra Scrittura ma anche presso tutte le antiche culture, pane è
sinonimo di cibo, indica tutto quanto è necessario alla vita, sazia e
basta per vivere; è il bene che comprende ogni bene, è la vita stessa.
Dividere o condividere il pane, da sempre è comunione di vita. Il pane
è una costante umana che attraversa ogni popolo in varie forme.
Un’immagine di tale forza non è dato di trovare. Può essere pane di
segale, di avena, d’orzo, o d’altri cereali ma può anche indicare il
cibo più ricorrente in un gruppo umano o un insieme di elementi
indispensabili a nutrire per vivere.
...la
mietitura
Gesù, inviato dell’amore del Padre, per esprimere chi Egli sia per
l’umanità, quanto Egli sia indispensabile e vera vita dell’uomo, non
trova altra immagine più efficace che il pane e il grano.
Grano buono e paglia
Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha
mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: “Ancora quattro
mesi e poi viene la mietitura”? Ecco, io vi dico: Alzate i vostri
occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi
miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna perchè
chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra
vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a
mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi
siete subentrati nella loro fatica» (Gv 4,34-38).

«Questo
cibo è chiamato da noi Eucaristia, e a nessuno è lecito parteciparne,
se non a chi crede che i nostri insegnamenti sono veri, si è
purificato con il lavacro per la remissione dei peccati e la
rigenerazione, e vive così come Cristo ha insegnato» (GIUSTINO
1 Apologia,
66,1).

Il grano radunato è trebbiato; raccolto nei granai, è poi portato al
mulino per divenire farina buona per il pane.
«Come
Gesù Cristo, il nostro Salvatore incarnatosi, per la parola di Dio,
prese carne e sangue per la nostra salvezza, così abbiamo appreso che
anche quel nutrimento, consacrato con la preghiera che contiene la
parola di Lui stesso e di cui si nutrono il nostro sangue e la nostra
carne per trasformazione, è carne e sangue di quel Gesù incarnato.
«Infatti gli Apostoli, nelle loro memorie chiamate vangeli,
tramandarono che fu loro lasciato questo comando da Gesù, il quale
prese il pane e rese grazie dicendo: "Fate questo in memoria di me,
questo è il mio corpo".
E parimenti, preso il calice e rese grazie disse: "Questo è il mio
sangue"; e ne distribuì soltanto a loro» (GIUSTINO
1 Apologia,
66,1-3).
«Il regno dei cieli è simile al lievito che una donna prese e mescolò
in tre misure di farina, finchè non fu tutta lievitata» (Mt 13,33).
...il pane nostro
quotidiano
«Sii benedetto, Dio nostro Padre, creatore del cielo e della terra:
nel pane quotidiano tu ci doni un segno della tua bontà e l’alimento
essenziale della tavola di famiglia.
Stendi la tua mano su di noi e su questi pani e concedi a tutti i tuoi
figli, che abitano in ogni parte della terra, il cibo necessario per
il nutrimento del corpo e la tua parola di vita eterna» (Dalla
«Benedizione sul pane»
in
BENEDIZIONALE
p 680).
Preparazione del pane per l’Eucarestia nel Monastero Santa Chiara a
San Severino M. (MC)
«Il
pane per la celebrazione dell’Eucaristia deve essere esclusivamente di
frumento, confezionato di recente e azzimo, secondo l’antica
tradizione della Chiesa latina» (OGMR 320).
«Il nostro Salvatore nell’ultima Cena, la notte in cui veniva
tradito, istituì il sacrificio eucaristico del suo Corpo e del suo
Sangue, col quale perpetuare nei secoli, fino al suo ritorno, il
sacrificio della croce, e per affidare così alla sua diletta Sposa, la
Chiesa, il memoriale della sua Morte e Risurrezione: sacramento di
pietà, segno di unità, vincolo di carità, convito pasquale, “nel quale
si riceve Cristo, l’anima viene ricolmata di grazia e viene dato il
pegno della gloria futura”» (Catechismo
della Chiesa Cattolica
n 1323).
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