| |
|
Mensile di Formazione Liturgica e Informazione
|
L’omelia

Celebrazione dinanzi alla tomba di san Francesco.
Il vescovo fa la carità di spezzare il pane della Parola ai fratelli e a
tutto il popolo.
Nell’omelia che celebra il Signore, introduce al mistero ed è azione
liturgica, non si può abbassare il tono alla banalità e ovvietà. Trattare
il popolo, battezzato e crismato, da popolo santo, maturo, adulto,
consapevole! Non tradirlo mai. Operare perché cresca. In esso abita lo
Spirito e la Sapienza divina.
Per
molti anni dalle pagine di questa rivista, da lui rilanciata e
qualificata, il prof. Tommaso Federici ha aiutato tanti pastori d’anime a
comprendere più a fondo e svolgere più efficacemente il loro ministero di
mistagoghi del popolo santo di Dio.
In vista della prossima Settimana Liturgica dell’APL, che ha messo a tema
l’omelia celebrativa, vale la pena rileggere alcune sue pagine illuminanti
sull’argomento. Quelle essenziali sono pubblicate nel grande commentario
al Lezionario latino «Cristo Signore Risorto amato e celebrato», Palermo
2001, altre sono ancora inedite e fanno parte di quell’enorme lascito
intellettuale e spirituale, che la Fondazione Federici intende divulgare
nel prossimo futuro.
Il punto di partenza è quanto mai semplice e, oserei dire, quasi ovvio,
come spesso erano le grandi intuizioni del professore, ma, come sempre, se
preso sul serio, portatore di inaspettate conseguenze.
L’omelia è, di sua natura, fondamentalmente ed esclusivamente leitourgia,
cioè «opera in favore del popolo », che ha come protagonista primo e
principale Cristo Signore con lo Spirito Santo: egli annuncia l’Evangelo,
compie le opere del Regno e rende il culto perfetto al Padre; egli stesso,
poi, associa a questa opera gli apostoli e li invia fino agli estremi
confini della terra, perché proseguano la sua missione.
L’omelia, componente essenziale del terzo aspetto della leitourgia, è,
insieme, il momento più alto e più necessario della mistagogia, che
consiste nel «condurre gli iniziati» ad entrare insieme, senza più soste,
nel mistero ricevuto nell’Iniziazione e continuamente celebrato.
Poste queste premesse, le conseguenze non si fanno attendere e si
susseguono inevitabilmente. Proviamo solo ad enunciarne sinteticamente
alcune.
Anzitutto il Referente divino di ogni omelia non può che essere lo Spirito
Santo che guida la Chiesa, a cui consegnò la Scrittura e la sua
interpretazione. A questo proposito Federici adduce numerosi testi dei
Padri, tra cui il più lapidario ed espressivo è senza dubbio quello di
sant’Agostino, che così si esprime: «Suona il Salmo, è la Voce dello
Spirito. Suona l’Evangelo, è la Voce dello Spirito Suona l’omelia divina (sermo
divinus), è la Voce dello Spirito» (In Ioannis tractatum 12,5).
Non per nulla il fondante e fondamentale diritto-dovere dell’omelia è
riservato esclusivamente a coloro che sono a questo abilitati per
l’imposizione delle mani nel sacramento dell’Ordine sacro: vescovi,
presbiteri e diaconi, i quali solo eccezionalmente o in situazioni limite,
come in certi paesi di missione, possono delegare laici.
L’omelia è atto liturgico in cui il Signore continua, in qualche modo, ad
aver bisogno della nostra povera parola umana perché la sua Parola
efficace possa aprirsi un varco per entrare, qui - oggi, nella storia
degli uomini e del mondo.
Quindi si può comprendere come l’omelia sia, per intero e solo, celebrare
Gesù Risorto con lo Spirito Santo, per cui il contenuto non può provenire
che dai testi biblici e, in modo principale e preminente, dall’Evangelo,
che costituisce la chiave di lettura di tutta la celebrazione del giorno,
in cui lo Sposo viene incontro alla Sposa «qui ed ora».
Per la sua posizione, l’omelia è «il raccordo celebrativo, in cui i fedeli
debbono essere introdotti, tra la Parola di oggi e il suo diventare Corpo
e Coppa del Signore. Con l’omelia, in sostanza, i fedeli sono portati a
ricevere lo Spirito Santo, la divina Koinonia o Comunione, che si riceve a
sua volta precisamente tramite il triplice Corpo di Cristo, la Parola che
si mangia (Dt 8,3; Mt 4,4), il Corpo e la Coppa preziosi del Convito, la
Chiesa corpo di Cristo, la Sposa convitata convitante» (Cristo Signore
Risorto…, p 160).
Infine, lo scopo proprio dell’omelia sarà quello di condurre i fedeli
all’incontro col Signore Risorto nello Spirito Santo e, mediante lui, al
Padre, per la necessaria e santificante adorazione della Triade santa e
consustanziale.
Per questo, descrivendo la struttura dell’omelia, Federici raccomanda che
si inizi e si concluda sempre con una dossologia trinitaria, di cui,
forse, lo stereotipato «Sia lodato Gesù Cristo!» della nostra infanzia era
una reminiscenza atrofizzata.
L’omelia non può quindi essere, come talvolta può accadere, «un discorso
con contorno di Messa», né può ridursi ad essere prevalentemente esegesi
biblica o insegnamento dottrinale, catechismo o esposizione della morale
cristiana, panegirico o discorso di circostanza, comunicazione sociale o
lettura di documenti, e neppure occasionalità, come capita quando una
domenica, una festa o un anno intero sono dedicati a tematiche
particolari.
Tutti questi elementi possono e debbono trovare spazio, ma solo se vengono
inseriti nel contesto celebrativo che, attraverso il varco dell’Evangelo
del giorno, porti a celebrare e contemplare il Signore e le grandi opere
che egli continua a compiere tra gli uomini, a cominciare da quanto si
attua nei Divini Misteri: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi
avete ascoltato» (Lc 4,21).
Giungiamo quindi ad intravedere una struttura precisa dell’omelia che
comprende i seguenti elementi:
1. La dossologia iniziale
2. Cristo Risorto, il vero Soggetto principale, che nello Spirito Santo ci
apre l’accesso al Padre.
3. Le persone, il luogo, il tempo: noiqui-oggi; la Chiesa Una Santa nel
continuo celebrativo.
4. La Parola proclamata in questa celebrazione: Evangelo, Antico
Testamento, Apostolo.
5. Il Mistero totalmente celebrato, che non può essere parcellizzato.
6. L’apertura e l’invito al banchetto del Corpo e Sangue del Signore, che
ci fa assimilare la Parola.
7. La situazione di questa comunità di fronte a questa Parola.
8. Il fine: la Gloria divina e la divinizzazione degli uomini.
9. La dossologia conclusiva. Al suo interno la struttura non può essere
certamente rigida e alcuni punti possono essere solo accennati, ma il
tutto può essere svolto in un tempo medio di un quarto d’ora e,
preferibilmente, tenendo in mano il testo della Scrittura, come era buon
uso tra gli antichi Padri.
Al punto 7 «Ecco finalmente il tanto invocato concreto quotidiano». Ma
solo per cenni. Questa comunità è formata come vera comunità? Che cosa
favorisce o no tale formazione, come porla in operazione; che cosa la
impedisce, come rimuovere gli ostacoli. Questa comunità qui, oggi, nel
mondo; accenni sobri e sottolineature e fatti conosciuti, favorevoli e non
favorevoli, anche denunce di fatti inconvenienti - anziché scagliarsi
sempre contro assenti o lontani -; anche accenni a problemi e necessità di
gruppi e di singoli; gli aspetti apostolici, di conversione del cuore; gli
aspetti sociali e organizzativi; aspetti ecumenici; la mancanza eventuale
di scambio vitale tra i fedeli, tra i gruppi parrocchiali.
Di tutto ciò, evidentemente, i dibattiti seri si saranno tenuti prima, e
si terranno anche dopo, mai durante la celebrazione. La celebrazione
evidenzierà solo alcune linee e spunti di soluzioni in comune e personali,
propositi seri, impegni totali. Ricordare sempre che occorre la perenne
conversione del cuore, condizione da vivere di continuo, in modo personale
e comunitario. Poiché questo celebrare qui di oggi e di noi è il culmine:
vi si giunge dopo aver operato nella grazia le opere del Regno; ed è la
fonte, se ne riparte con la conferma per seguitare ad operare nella grazia
accresciuta le opere del Regno.
Con l’Evangelo da portare al mondo e con la celebrazione dei misteri, il
sociale è un preciso fatto liturgico per i cristiani, non è aconfessionale
né anonimo né a titolo personale. Poiché il medesimo Signore ha
dato l’imperativo: «“Fate (tutto) questo per fare memoriale di me!”
intendendo tutto ciò di cui nella Cena ha reso grazie nello Spirito Santo
al Padre, e quindi la sua Vita e le sue opere mirabili e la Preparazione
antica, come concentrate nel suo Corpo e nella sua Coppa; e Vita e opere
da fare adesso noi qui. E i fedeli sono stati battezzati non invano, bensì
per celebrare e poi per fare, e non vi sono affatto spinti da ideologie di
moda, da sociologismi transeunti, da desiderio di esperienze» (Cristo
Signore Risorto …, p 172).
Come si può chiaramente vedere l’omelia mistagogica celebrativa non
aleggia sulla testa degli ascoltatori, né decade a personale e privata
esternazione, ma può essere annoverata nel genere letterario della
Profezia. In effetti nel Nuovo Testamento il dono della profezia consiste
proprio nello spiegare le Scrittura, cioè quello che noi chiamiamo Antico
Testamento, durante le celebrazioni e, dopo l’apostolato, è il secondo
carisma per importanza.
È lì che la Parola proclamata chiede di entrare nella vita del fedele e
della comunità, qui ed ora, e l’omileta presta il suo cuore, la sua mente
e la sua voce al Signore Risorto perché sia Lui a spiegarci e farci
comprendere il compimento del suo mistero di salvezza nella nostra storia,
abbandonando la pretesa di essere noi a spiegare Lui.
Parola profetica, dunque, di speranza, di salvezza donata, di
consolazione, di esortazione e incoraggiamento ad affrontare il buon
combattimento, in cui, se c’è posto per l’ammonimento, la riprovazione o
la condanna del Male, questo è solo per la crescita ed il maggior bene
della persona e della comunità.
«Qui sta in gioco la stessa vita spirituale del popolo di Dio, che è
promossa dalla Grazia dello Spirito Santo anzitutto dall’annuncio
evangelico e dal suo continuo insegnamento. Ma l’annuncio e l’insegnamento
che avvengono durante la celebrazione della Chiesa sono primari, nodali e
fontali rispetto ad ogni altra forma di vita dei fedeli, ed oltre tutto
sono anche coestensivi all’intera loro esistenza di fede e di stare nel
mondo tra gli uomini fratelli» (Cristo Signore Risorto… p 160).
+ Vincenzo Apicella vescovo di Velletri-Segni
|
|